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LE DEBOLI di Flora Fusarelli

LE DEBOLI è un bellissimo romanzo che la giovane scrittrice Flora Fusarelli dedica alle donne della sua e della mia terra. Ve lo racconto

LE DEBOLI

Flora Fusarelli

EDITORE: 4PUNTE EDIZIONI

Prima Pubblicazione: 2021

Pagine : 126 p.

Genere: narrativa storica

LE DEBOLI : descrizione (dal sito dell’editore)

Anni Quaranta: in un paesino di quattromila anime dell’entroterra abruzzese, si sviluppano i drammi di vita di una famiglia e in particolare delle donne che ne fanno parte.

Nonna, mamma e figlia si trovano a doversi districare tra i problemi che la guerra ha portato con sé, le vicende di tutti i giorni e la balordaggine di alcuni concittadini arroganti. Solo il loro essere donne forti e resistenti le farà risollevare dalla sorte che hanno avuto

LE DEBOLI : l’autrice

Flora Fusarelli è nata ad Avezzano (AQ) nel 1986. Appassionata di letteratura e autrice di numerose recensioni di libri, con Le deboli si cimenta nel suo primo romanzo.

LE DEBOLI : breve riassunto e commento personale

Ho amato molto questo romanzo, ve lo dico subito. Con grande sensibilità l’autrice ci racconta la storia di tre donne, Marietta, Vincenzina e Annuccia.

Sono nonna, madre e nipote e a legarle è un sentimento fortissimo, fatto di sguardi più che di parole, di silenzi complici e di abbracci pensati.

Solo all’apparenza deboli, in realtà, come tutte le donne, “reggono il mondo”:

“un uomo da solo non era in grado di fare molto mentre una donna si”

Lo sa bene Luigi, l’amore impossibile di Vincenzina.

Mi sono ritrovata in tante riflessioni dell’autrice, forse perché quello che descrive è il mio mondo e le considerazioni che ci regala sono le stesse che accompagnano da sempre la mia vita.

“I luoghi in cui si nasce, anche se li abbandoni presto, rimangono comunque dentro per tutta la vita”

riflette la giovane Annuccia, che ogni anno aspetta la neve, che rende tutto “più magico e silenzioso”. Che lungo tutto il romanzo ci regala davvero tante perle di saggezza.

Ho amato le tre figure femminili tanto quanto ho odiato quelle maschili, vili e deboli come spesso sono ancora oggi quelle di certi uomini. Che ricorrono alla violenza perché non conoscono altro linguaggio…

Minicuccio, o meglio “Domenico”, come vuole essere chiamato perché “c’ho gli studi”, è persino più odioso di Giovanni, padre – padrone sorpassato già all’epoca, almeno per quella che è la mia famiglia. In cui le donne già negli anni Trenta studiavano e guidavano,  partecipando attivamente alla vita pubblica.

Ci fa tenerezza Chiarina, la mamma di Minicuccio, che si vanta per quel figlio che “studia sopra certi libri grossi grossi senza manc i disegni”… Ma ci fa anche rabbia. Perché quel figlio arrogante e presuntuoso è “merito suo”. E mi urta il cervello quando dice “co le femmine ci gioco e basta”

E capiamo perché Marietta guardi con rabbia Chiarina quando propone Annuccia come moglie per quel buono a nulla.

Annuccia, nel suo ammirare Minicuccio, avverte comunque una nota stonata: lei non si sente affatto debole: “si sentiva forte di fisico e di mente”.

E certo è che un marito lei non lo vuole:

“se si fosse maritata con uno come suo padre la sua vita sarebbe finita”

Un essere inutile, Giovanni detto Nino. che passa il tempo a bere e a giocare e dà ascolto alle voci del paese.

Vincenzina è arrabbiata con il mondo. Come spiega alla figlia, veste sempre di nero perché è a lutto per la vita che le è toccata. Suo padre le aveva fatto sposare per forza quel buono a nulla:

“Passò dritta dritta dalle botte del padre a quelle del marito”

E dire che se avesse rinviato le nozze di dieci giorni non avrebbe dovuto prendersi Nino. Secondo Vincenzina, quello era stato un dispetto bello e buono del padre.

Marietta invece è rassegnata. L’unica sua speranza è che anche alla figlia toccasse la fortuna di restare vedova…

Vincenzina è da sempre innamorata, ricambiata, di Luigi, anche lui costretto a un matrimonio di interesse dalla sua famiglia. E Luigi è un signore nell’animo, gentile e corretto. Ma anche lui, a modo suo, è un debole. Del resto, a casa sua i pantaloni li porta Carilde!

Pur di vederlo tutti i giorni, Vincenzina ha accettato di fare le faccende a casa di Luigi e di sua moglie.

“Era entrata in quella villa sentendosi divisa in due”

E alla fine “lo sfizio se l’era levato” e ne era nata Annuccia… Adoro Marietta, silenziosa presenza che pare leggere nel pensiero della figlia e della nipote, che vorrebbe per Annuccia un futuro diverso da quello toccato a lei e alla figlia.

Annuccia diventa Anna quando perde la nonna amata. E pure per Vincenzina la perdita della madre “fu un dolore lancinante”.

E la vita di entrambe cambia notevolmente. Anna si innamora, ricambiata, di Lino, il figlio del macellaio, timido e gentile proprio come Luigi. Non sa che su di lei ha posato gli occhi Domenico…

Non vi racconto altro, se non che ho pianto praticamente per 3/4 del libro, per la delicatezza con cui vengono presentati i personaggi e i loro sentimenti. Sullo sfondo, avvertiamo la presenza della guerra e delle sofferenze toccate alla popolazione, anche grazie a commenti brevi che contribuiscono a farci comprendere il periodo in cui è ambientata la vicenda.

La trama è ben costruita e ci regala tante, tantissime sorprese. E ci insegna che ci sono “quaquaraquà” ma ci sono anche tanti uomini forti e gentili.

Insomma, un libro che vi regalerà tante emozioni e vi farà apprezzare ancora di più la società che le nostre nonne sono riuscite a regalarci!

Ve lo consiglio

VOTO : 10 / 10

Pubblicato da lacuocaignorante

Lacuocaignorante è una grande curiosona ed ama cucinare, leggere, viaggiare. In una vita precedente (ovvero prima del matrimonio) ero un ingegnere meccanico. Oggi mi occupo del mio Maritozzo e dei nostri tre gatti, insegno materie scientifiche, realizzo siti internet e continuo ad istruirmi!