TITOLI DI CODA di Petros Markaris (#9 Kostas Charitos)

TITOLI DI CODA è il nono romanzo avente come protagonista Kostas Charitos, il simpatico commissario della Polizia Greca nato dalla penna di Petros Markaris.

Con questo romanzo si conclude serie dedicata da Markaris alla difficile situazione vissuta dalla Grecia a partire dal 2012

 

Titoli di coda

Petros Markaris

Traduttore: A. Di Gregorio

Editore: Bompiani

Prima ed. originale: 2014

Anno prima ed. italiana: 2015

Pagine : 311 p

 

 

Titoli di coda. Descrizione

Un imprenditore greco-tedesco si uccide ad Atene. All’ambasciata tedesca giunge però un biglietto, firmato “I Greci degli anni ’50”, in cui si sostiene che si è trattato di un omicidio.

Ed ecco verificarsi altre morti a breve distanza di tempo: il proprietario di una scuola privata, un faccendiere che faceva da mediatore tra gli imprenditori e gli amministratori, intascando e distribuendo bustarelle, e infine due proprietari agricoli.

Ogni volta arriva puntuale la “rivendicazione” via Internet. Il commissario Charitos ha nuovo pane per i suoi denti. E adesso deve anche proteggere la figlia, aggredita da membri di “Alba dorata” a causa del suo impegno a favore degli immigrati.

L’epilogo della serie sulla Crisi ci mette di fronte al consueto scenario di corruzione sociale e caduta libera dei valori.

TITOLI DI CODA. BREVE RIASSUNTO E COMMENTO

ALBA DORATA CONTRO KOSTAS

Tra l’indifferenza generale, Caterina, la figlia del commissario Charitos, viene aggredita davanti al tribunale.

Resposabili, due membri di Alba Dorata, l’organizzazione di estrema destra che l’aveva minacciata già nel romanzo precedente.

Più delle botte ricevute, Caterina soffre per la reazione del suo “prossimo” (pag 18): “Nessuno ha fatto niente”, dice al padre.

Le minacce non finiscono con il pestaggio di Caterina. Qualcuno chiama Kostas per metterlo in guardia. E la domanda sorge spontanea (pag 23): “Come fanno a conoscere il mio numero di cellulare?”. La risposta non piace per niente né a noi né a Charitos.

SUICIDIO. NO, L’HANNO AMMAZZATO

Per “fortuna” c’è il lavoro a cui pensare (pag 26): “Abbiamo un morto…un cittadino tedesco di origini greche”, Andreas Makridis. Non ci sono dubbi: l’uomo si è suicidato. Era tornato in Grecia da meno di due anni per sviluppare parchi eolici sulle isole greche.

Ma un biglietto viene recapitato all’ambasciata tedesca (pag 33):

“Andreas Makridis non è morto. L’hanno ucciso”

La firma è ancora più strana: “I Greci degli anni ’50“.

Chi sono? E che cosa significa che Makridis è stato ucciso?

Alle indagini collabora anche il compagno tedesco di Mania Lagana, la psicologa che lavora con Caterina. Uli, questo il suo nome, scopre che probabilmente la guardia del tribunale è coinvolto nel pestaggio della figlia di Kostas.

E’ stato l’uomo a fornire ad Alba Dorata il numero di Charitos?

ULTRAOTTANTENNI ARRABBIATI?

Si danno da fare questi “Greci degli anni ’50”: al biglietto fanno seguire l’omicidio di Chronis Nikitòpoulos, titolare di un Frontistirion, ovvero una scuola privata. In Grecia, questi centri di formazione impartiscono lezioni private, a caro prezzo, ai ragazzi che desiderano superare i difficili esami di ammissione alle università, tutte a numero chiuso.

L’uomo viene freddato con un’arma piuttosto vecchia, un vecchio fucile Smith & Wesson, usato all’epoca della guerra civile (1946 – 49)  sia dalle forze governative di destra, appoggiate dagli anglo-americani, sia dai partigiani di sinistra.

Il volantino di rivendicazione dell’omicidio non tarda ad arrivare:

“Noi i nostri figli li abbiamo fatti studiare con sangue e sacrifici. Allora esistevano però scuole vere. Oggi le scuole non esistono più e i ragazzi imparano a leggere e a scrivere nei frontistiria. Genitori poveri, come eravamo noi, pagano soldi che non hanno, per iscrivere i propri figli in queste scuole pomeridiane private e farli così entrare all’università.

I frontistiria sono l’inizio di un percorso di vita fatto di lauree, pezzi di carta, raccomandazioni per trovare un lavoro e scambi di favori. Chiediamo che le scuole pubbliche diventino scuole vere e che i frontistiria smettano di lucrare”. 

Secondo Charitos, il suicidio di Makridis è stato il movente per l’omicidio di Nikitopoulos (pag 60) e la scia di sangue non finirà tanto presto (pag 70).

Ha ragione, come sempre.

Seconda vittima dei Greci degli anni ’50

La vittima successiva è un certo Efstathios Vranas (pag 112), un faccendiere che si definiva “mediatore”. Infatti l’uomo (pag 116) “mediava tra i cittadini e la pubblica amministrazione”, sapendo bene quali ingranaggi “oliare” per smuovere la macchina della burocrazia.

Come dice un suo “cliente”, Vranas era (pag 126)

“una canaglia, ma di quel tipo di canaglie di cui i Greci hanno bisogno per sopravvivere in uno Stato in cui la burocrazia sostiene la bustarella e la bustarella la corruzione”.

In altre parole, Vranas era

“una canaglia utile in uno Stato canaglia”.

Vranas aveva dato il tormento a Makridis, che, alla fine, esasperato, lo aveva buttato fuori. Il giorno successivo, il faccendiere, grazie alla sua rete di conoscenze, era riuscito a creare sempre nuovi ostacoli al povero greco – tedesco, che, in una lettera ad un suo amico, scrive (pag 215):

“Non sono abbastanza greco da combattere con le armi dei Greci…non sono però abbastanza tedesco per mollare tutto”

Sia Nikitopoulos che Vranas erano figli di Nazionalisti “che hanno combattuto nella guerra civile” (pag 134).

“E’ il caso di fare due chiacchiere con ZisiS

Forse i Greci degli anni ’50 sono ex comunisti, che si stanno vendicando sui figli per le atrocità commesse dai padri!

Ma altri due morti a Kalamata, “uccisi con una pistola da museo” (pag 158), ribaltano questa convinzione. I nuovi cadaveri appartengono a due agricoltori, “che avevano bloccato i caselli autostradali a Kalamata”, Lambis Mattheou e Iannis Kantopoulos.

Anche per loro arriva puntuale la rivendicazione dei “Greci degli anni ’50”:

“Tornate indietro e ricominciate da capo. Ma stavolta fate le cose per bene”

Lambis era cugino di Vranas e, proprio grazie al mediatore ateniese, era riuscito ad ottenere ingenti finanziamenti…

Qual è dunque il movente di questi Greci? Riuscirà Kostas a scoprirlo prima che ci siano altre morti? E i suoi colleghi, invece, troveranno i responsabili del pestaggio di Caterina?

A voi scovare le risposte leggendo il libro.

Un altro “J’accuse” di Markaris alla sua nazione

E stavolta punta chiaramente il dito contro il partito di estrema destra di Alba dorata.

Un grande romanzo sociale, oltre che un buon giallo.

VOTO : 8 / 10

QUando la realtà supera la fantasia:

l’8 novembre 2017, un’avvocatessa che si occupa di migranti è stata vittima di un selvaggio pestaggio davanti al tribunale di Atene (vedi QUI)

TITOLI DI CODA. Le ricette di Adriana

Stavolta solo piatti casalinghi per la moglie del commissario: fagiolini con feta e olive (pag 87) e una hortopita con verdure per i consuoceri giunti ad Atene dopo aver dovuto vendere il loro emporio a Volos.

Per festeggiare l’annuncio delle future nozze tra Uli e Mania, invece, Adriana prepara un Briam (pag 203), un piatto molto simile ad una caponata al forno.

Un piatto che per me è sinonimo di Creta! La ricetta la trovate QUI.

Una di queste sere la preparerò…

 

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