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I SETTE DELITTI DI ROMA di Guillaume Prévost

I SETTE DELITTI DI ROMA di Guillaume Prévost è il libro di cui voglio parlarvi stasera. Lo avevo letto moltissimi anni fa e mi è capitato tra le mani mentre spolveravo i miei amati libri. Come mio soltio, invece di continuare con i lavori domestici, ho cominciato a leggerlo e non mi sono più fermata! Scopriamo perché

I sette delitti di Roma

Guillaume Prévost

(Les sept crimes de Rome, 2000)

Traduttore: S. Leo, E. Musso

Editore: Sellerio Editore Palermo

Anno edizione: 2003

Pagine: 337 p.

I sette delitti di Roma. Descrizione

Roma nel 1514 è la capitale del Rinascimento al suo culmine. Ospita Bramante e Raffaello, Michelangelo dipinge gli affreschi della Cappella Sistina.

A Giulio II, il grande mecenate, è appena succeduto Leone X, il papa de’ Medici, antiquario e archeologo. Ma al di sotto di questi splendori, serpeggia un malcontento morale, un greve disagio spirituale, che presto troveranno nella riforma di Lutero una miccia esplosiva.

E non è del tutto placato il ricordo delle utopie repubblicane, mescolate a sotterranee eresie. Seguendo un copione incomprensibile, macabri e teatrali come scenografie di sangue, si succedono omicidi in serie.

E come una sinistra coincidenza è scomparsa furtivamente la Veronica, il volto di Cristo la cui ostensione si celebra in quei giorni.

I sette delitti di Roma. L’autore 

(Da WIkipedia)

Guillaume Prévost (Antananarivo, 1964) è uno scrittore francese. Prévost svolge l’attività di ricercatore e professore di storia a Parigi; è autore di vari romanzi gialli di ambientazione storica, che spaziano tra varie epoche.

Tre suoi romanzi sono stati pubblicati in Italia. Il primo è ambientato a Roma nel 1514, in pieno Rinascimento, e il detective è Leonardo da Vinci (I sette delitti di Roma).

L’assassino e il profeta, il secondo romanzo, si svolge a Gerusalemme nella prima metà del I secolo d.C., prima che Gesù inizi la sua predicazione: il giovane filosofo ebreo Filone di Alessandria si trova ad indagare sull’uccisione del capo dei farisei, potente partito ebraico; il terzo romanzo è ambientato a Parigi nel 1855 e vede come protagonista Giulio Verne (Jules Verne e il mistero della camera oscura).

I sette delitti di Roma. Breve riassunto e commento personale

Il romanzo si apre con Guido Sinibaldi che spiega come mai possa finalmente raccontare la verità, quaranta anni dopo, sui terribili crimini avvenuti a Roma nel 1514 i fatti narrati nel libro (p. 9):

«Giuro di raccontare l’esatta verità sulla vicenda che interessò Roma nell’inverno del 1514 e di cui solo pochi seppero fino a che punto minacciò il cuore della città e forse quello dell’intera cristianità».

La mattina del 20 dicembre 1514 Flavio Barberi, “figlio del Capitano di polizia Barberi”, corre ad avvertire il suo amico Guido che qualcosa di brutto è successo alla Colonna di Marco Aurelio. Giunti davanti a Palazzo Chigi, dove si erge tuttora la Colonna, vedono uno spettacolo raccapricciante (p. 12):

«L’imperatore non era più solo sul suo cavallo…un corpo denudato, coperto di sangue, orribilmente decapitato»

sedeva dietro il conquistatore dei Germani. Stranamente, Guido riesce ad accedere al luogo del delitto. A garantire per lui è il Capitano Barberi in persona. Infatti spiega ai suoi uomini che il giovane Sinibaldi (p. 15):

«E’ il figlio del vecchio bargello di Roma. Ha ereditato dal padre l’amore per gli enigmi e forse anche un po’ del suo talento».

Il bargello, a Roma, era il Capitano di Giustizia, ovvero il capo della polizia. In quanto tale, era responsabile dell’amministrazione giuridica della città, della sua difesa e dell’ordine pubblico.

Barberi era stato il braccio destro del padre di Guido fino alla morte dell’uomo, avvenuta nel 1511 durante un inseguimento.

La vittima è un giovane uomo ma all’interno della Colonna Guido nota anche una scritta:

«EUM QUI PECCAT…Colui che pecca»

Ad aiutarlo nell’indagine, Barberi invita addirittura Leonardo Da Vinci (p. 23):

«La sua grande conoscenza dell’essere umano potrebbe servire a scoprire la verità»

Infatti a Leonardo basta un’occhiata al corpo per comprendere come si sono svolti i fatti (p. 25):

«E’ stato ucciso ieri sera […] La vittima è stata legata per i polsi e le caviglie, il che ha lasciato molti segni sulla pelle. L’assassino gli ha appoggiato la testa su un supporto e l’ha mozzata con un’ascia»

Stranamente, però, al cadavere è stato inferto anche un colpo di daga in mezzo alla schiena DOPO la morte. Secondo Leonardo, è importante comprendere il significato che dà l’assassino a quel gesto. Naturalmente Guido è affascinato dal “Maestro”, che lo fa pensare “a uno di quei patriarchi della Bibbia”.

Guido è un giovane medico e subito Leonardo gli dà un prezioso consiglio (p. 28):

«Bisogna ascoltare meno i dottori e più la natura, perché questa non vende né i suoi consigli né i suoi rimedi»

Leonardo ha capito anche altro, osservando il cadavere. Secondo il grande artista, la vittima “era un giovane apprendista di una bottega di pittura o di tessitura”, che, per arrotondare, si prostituiva (p. 33). Il peccatore era quindi proprio la vittima, che l’assassino ha voluto punire.

Inoltre, per Leonardo, il messaggio annuncia altri crimini (p. 35):

«Non si tratta più solo di spiegare un omicidio…si tratta probabilmente di impedire che se ne verifichi un altro».

Dopo tre giorni si scopre che la vittima era un giovane di Avezzano, Jacopo Verde, giunto a Roma per imparare il mestiere di pittore.

Mentre le indagini proseguono, Leonardo si affeziona rapidamente al giovane Guido e cerca di aiutarlo a farsi una posizione, dandogli persino la possibilità di avere libero accesso alla Biblioteca Vaticana (p. 54), “uno dei fondi più ricchi di tutto l’Occidente“.

Grazie a Leonardo, Guido ha modo di conoscere diversi personaggi influenti, tra cui Tommaso Inghirami (p. 59), “bibliotecario ufficiale del Papa” e grande ammiratore del padre del giovane, Vincenzo Sinibaldi. Nel corso del ricevimento offerto a Natale da Giuliano de’ Medici, può incontrare il Cardinale Bibbiena, Agostino Chigi (“forse l’uomo più ricco del mondo”) e Raffaello, il pittore ufficiale del Papa.

Proprio mentre si stanno godendo il ricevimento, un uomo giunge ad avvertire il Maestro delle Strade, Vittorio Capodiferro :  qualcosa di grave è accaduto. Guido corre a vedere e, al centro del Foro, scorge la seconda vittima (p. 83):

«Addossata a quello che restava di un pilastro, si ergeva una scala di legno…a circa metà…un corpo livido era attaccato ai pioli»

Un povero vecchio, secondo Guido, era stato lasciato a morire nel Foro, accanto alla Colonna di Foca (p. 99). A Roma c’è ancora un’altra colonna imperiale, la Colonna di Traiano. Sospettando di trovarvi una terza vittima, subito Guido e Leonardo accorrono sul posto e trovano la testa di Verde e quella di una donna anziana. Ancora una scritta :

….DEUS CASTIGAT

Mentre escono dalla Colonna, Guido e Leonardo vengono arrestati e condotti a Castel Sant’Angelo. A quanto pare, Capodiferro odia Leonardo e si diverte ad umiliarlo. Ma è il Cardinale Bibbiena in persona fa rilasciare i due e li incarica delle indagini.  Anche Bibbiena era un ammiratore del padre di Guido, che dovrà essere gli occhi di Leonardo, che starà in disparte per non essere attaccato dai suoi numerosi nemici.

Guido scopre che la seconda vittima era un usuraio e che la testa apparteneva alla protettrice di jacopo Verde, Giulietta Ghirardi. La donna è la madre dell’uomo che l’arrogante maestro di strada ha arrestato per i delitti, Donato Ghirardi.

Leonardo però non sta con le mani in mano e scopre che un’importante reliquia è stata rubata, il Volto Santo. Ma è costretto a lasciare Roma per accompagnare Giuliano De Medici in Francia…

Guido, lasciato da solo, si lancia alla disperata ricerca della reliquia scomparsa e dell’assassino, nel disperato tentativo di impedire altri omicidi.

Finale al cardiopalma, che ci tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Un romanzo incredibile, veramente ben fatto. Affascinanti i personaggi storici e le ambientazioni romane. Anche se lo avevo già letto, non riuscivo a smettere di leggere!

VOTO . 9 /10

Pubblicato da lacuocaignorante

Lacuocaignorante è una grande curiosona ed ama cucinare, leggere, viaggiare. In una vita precedente (ovvero prima del matrimonio) ero un ingegnere meccanico. Oggi mi occupo del mio Maritozzo e dei nostri tre gatti, insegno materie scientifiche, realizzo siti internet e continuo ad istruirmi!